Compagni di viaggio * Casa Barone * Casa Barone: i pomodorini Registrazione Accedi

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Il pomodorino del piennolo deve il suo nome alla consuetudine dei contadini vesuviani di intrecciare, intorno ad uno spago legato a cerchio, i grappoli di pomodorini, sino a formare un grande grappolo (il piennolo) che verrà poi appeso in un ambiente asciutto e ventilato.
I pomodorini potranno così essere staccati di volta in volta dal “piennolo” per essere consumati nei mesi successivi. La coltivazione in terreni non irrigui e la buccia, particolarmente spessa, favoriranno la conservazione per tutto l’inverno e, nelle stagioni più favorevoli, sino alla Pasqua successiva alla raccolta.
Il pomodorino del piennolo del Vesuvio ha una buccia abbastanza spessa, quasi croccante al morso, e una polpa molto soda e compatta con un basso tenore di acqua.
Alla sua straordinaria sapidità concorre una prodigiosa combinazione di sostanze zuccherine miscelate ai sali minerali. In seguito, la conservazione in “piennoli” conferirà al pomodorino un retrogusto leggermente amaro.
L’areale di coltivazione del pomodorino del piennolo comprende tutti i comuni inclusi nel perimetro del Parco Nazionale del Vesuvio ad un’altitudine compresa tra i 150 e i 450 metri sul livello del mare. Tutte le pratiche agricole (trapianto, cimatura, rincalzatura, diserbo, raccolta etc.) sono eseguite a mano a causa della disposizione irregolare e a terrazze dei terreni, che rende difficile la meccanizzazione. Le rese, in mancanza di irrigazione, sono molto basse e non superano i 100 q/ha.

Per il pomodorino del piennolo, come per altri prodotti di altissima qualità e lunga tradizione, l’associazione Slow Food ha creato un presidio di salvaguardia, mentre alcune aziende produttrici, tra le quali casa Barone, hanno avviato, di concerto con la Regione Campania e il Parco Nazionale del Vesuvio, la procedura per il riconoscimento da parte dell’Unione Europea della DOP (Denominazione di Origine Protetta).

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Nei territori vesuviani era, un tempo, molto diffusa la pratica di fare la conserva di pomodorini, cioè di conservarli, dopo adeguata lavorazione, in bottiglie o vasi di vetro. I pomodorini venivano tagliati longitudinalmente a spicchi (dette pacchetelle) e spinti pazientemente nelle bottiglie fino a riempirle, operando frequenti battiture del fondo della bottiglia, su di uno straccio arrotolato, per meglio ammassare gli spicchi nella bottiglia (in questo modo si evitava che la successiva cottura facesse ritirare eccessivamente i pomodori creando dei vuoti all’interno). Le bottiglie venivano, quindi, tappate con il sughero che era poi legato. Seguiva la cottura in grosse caldaie con una bollitura di circa un’ora. Oggi come ieri, casa Barone, propone la conserva tradizionale di pomodorini del piennolo:  i pomodorini più maturi, raccolti verso la fine del mese di luglio, sono lasciati ad “asciugare” in cassette di legno fino alla fine di agosto, per essere, successivamente, lavorati e invasettati a mano, sigillati con tappi a vite e, infine, pastorizzati con tecnologie moderne.

A differenza della conserva tradizionale, la conserva in salsa si ottiene invasettando a mano i pomodorini interi, cui si aggiunge una passata molto densa, ottenuta sempre da pomodorini del piennolo del vesuvio.

La conserva in salsa, ideale per la preparazione di piatti anche elaborati a base di pesce e di carne, è particolarmente indicata nelle ricette che richiedono una cottura prolungata.

Azienda Agricola Casa Barone di Giovanni Marino •

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