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La barbabietola è una pianta del genere Beta e deve il suo nome ai filamenti (barbe) presenti sulla radice. Esistono diverse qualità di barbabietola: da orto, da foraggio, destinate all’alimentazione del bestiame, da zucchero. Le parti commestibili sono le foglie (bieta o bietole) e le radici di colore rosso scuro. Citata per la prima volta in alcuni scritti greci del V sec. AC, è stata coltivata in Europa sin dal Medioevo negli orti dei monasteri e il suo consumo inizialmente era limitato alle foglie (la bietola). La barbabietola possiede proprietà rinfrescanti, diuretiche, rimineralizzanti e antinfiammatorie per l'apparato gastrointestinale. Ricca di zuccheri e di acido ossalico, la barbabietola può essere controindicata ai soggetti diabetici o afflitti da calcolosi renale. Si consuma prevalentemente lessata al vapore, saltata in padella o in forno; tecniche che, però, comportano la perdita di parte delle proprietà nutrizionali. La cottura più appropriata, quella sotto la cenere, richiede invece esperienza e risulta poco pratica. La polpa della barbabietola trova impiego in cosmesi: ridotta in purea è una maschera di bellezza adatta anche a ridurre gli arrossamenti della pelle. I pigmenti rossi della barbabietola macchiano le mani con facilità. Per eliminare le macchie è sufficiente il succo di mezzo limone.

La bieta fa la sua comparsa in alcuni scritti greci del 420 a.C. col nome di beta.
In
Europa la coltivazione era diffusa già nel XV secolo, soprattutto nei monasteri. Inizialmente veniva coltivata per le sue foglie, in seguito si diffuse anche il consumo della radice (specialmente la variante rossa).

Lo sviluppo delle colture di barbabietola è strettamente legato alla scoperta dello zucchero che se ne può estrarre.
Nel
XVII secolo l'agronomo francese Olivier de Serres annotò che la barbabietola cotta produce un succo simile allo sciroppo di zucchero, ma questa affermazione non ebbe seguito.
Finalmente nel
1747 il chimico prussiano Andreas Sigismund Marggraf dimostrò che i cristalli dal sapore dolce ricavati dal succo di barbabietola erano gli stessi che si ottenevano dalla canna da zucchero, ma non andò oltre. Fu un suo allievo, Franz Karl Achard, che cominciò a produrre commercialmente lo zucchero, aprendo una prima fabbrica nel 1801 a Cunern, nella Bassa Slesia (Polonia).

Ai primi dell'Ottocento, comunque, lo zucchero di canna era ancora diffusissimo. Ma le guerre napoleoniche, con il blocco dell'importazione dello zucchero di canna (1806), fecero sì che la sperimentazione sulle barbabietole procedesse più speditamente, finché nel 1811 alcuni scienziati francesi mostrarono a Napoleone dei panetti di zucchero estratto da barbabietola: l'imperatore ne ordinò la coltivazione (su ben 32.000 ettari di terreno) e, grazie anche all'intervento del finanziere ed imprenditore Benjamin Delessert, che aprì in Francia il primo stabilimento ove si estraeva lo zucchero dalla barbabietola con il metodo di Achard opportunamente perfezionato, nel giro di pochi anni sorsero più di 300 fabbriche di zucchero da barbabietola in tutta Europa.

In Italia la barbabietola viene coltivata dalla fine del XVII secolo, specialmente nella valle padana e nelle province di Ferrara e di Rovigo.

Pubblicato in: storia degli alimenti
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