Un'Italia a tavola

Maccu di favi cu li giri e sosizza

Maccu di favi cu li giri e sosizza  proposta da Il Pane Nero di Castelvetrano  A Castelvetrano,  patria della “vastedda del Belice” (formaggio morbido di latte di pecora) e di squisiti pecorini,   non tradisce la tradizione, il macco di fave con “tagghiarine” ..fave secche lessate fino a ridursi in purea.

 

FICHI GIROTTI di AMELIA (TR)..la proposta club auto e moto "Il Magnete" per Un'Itàlia"

Una produzione tipica di Amelia  è quella dei fichi secchi, noti fin dall'antichità, i quali, lavorati ancora con metodi artigianali, costituiscono una rinomata specialità dolciaria

Pubblicazioni News

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Qui si parla di fagioli borlotti. Un tempo erano molto noti quelli di Mangia. E la Regione Liguria li ha messi nel suo atlante perché sono una delle cultivar più antiche.Arcola aveva tanta acqua e quindi una cultura forte del fagiolo fa parte del suo quotidiano

Ingredienti per 4 persone
400 gr. di pomodori freschi ben  maturi
300 gr. di fagioli freschi sgranati (borlotti o grignolati ) sbollentati in acqua salata
150 gr. di pancetta tritata
1 bicchiere di vino bianco
uno spicchio di aglio
mezza cipolla
due o tre foglie di salvia
olio extra vergine di oliva
prezzemolo e sale q. b.
400 gr. di tagliatelle

Tritare finemente la pancetta, lo spicchio di aglio, un po’ di prezzemolo, la mezza cipolla e far soffriggere nell’olio extra vergine di oliva. Quando il tutto è ben dorato aggiungere il bicchiere di vino bianco e lasciare sfumare.
Aggiungere i fagioli sbollentati e ben scolati, le foglie di salvia e i pomodori precedentemente passati. Se fosse necessario, per raggiungere la cottura dei fagioli aggiungere un po’ di acqua calda
A parte far cuocere in abbondante acqua salata e bollente le tagliatelle A cottura avvenuta (al dente)  saltare nel sugo precedentemente preparato e servire con abbondante spolverata di pecorino

Pubblicato in: Un'Itàlia
1777

Sapori dimenticati

Il cardo

Il Cardo è una pianta originario del Mediterraneo. Era coltivato già al tempo dei Romani; Plinio, nella sua “Storia Naturale”, lo annovera fra gli ortaggi pregiati.

Il finocchio selvatico

È stata una delle piante più usate nell'antichità ai fini della conservazione delle derrate alimentari. Già i romani lo seccavano e mettevano nelle anfore ricolme di fichi secchi, olive o erbaggi sotto aceto.


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