Un'Italia a tavola

Tapulone alla bochese .. la proposta della Pro Loco Boca (No) per "Un'Itàlia"

"Per comprendere ed apprezzare il vino, è consigliabile studiare l’ambiente che lo produce”. Questo detto antico si rivela particolarmente saggio a proposito del vino di Boca che, oltre ad essere un'ottimo vino da pasto, è un'ingrediente essenziale in molti piatti tradizionali locali.

Baccalà con i porri : la proposta dell'Agriturrismo Terra Mia di Serravalle P.se (PT) per Un'Itàlia

Il primo prodotto caratteristico che non trova eguali o simili in Italia è il pane toscano, caratterizzato dalla mancanza di sale.. e la semplicità nel preparare e abbinare i prodotti tipici del territorio – dagli arrosti ai salumi, dalle zuppe agli ortaggi e dal rinomato olio   è la caratteristica distintiva della cucina toscana

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E'stata la base dell'alimentazione dei nostri nonni in quanto il granturco si produceva con facilità nelle nostre campagne e costava poco. Vecchi proverbi citano: "un poru contadì fadica e stenga, lu meju pastu sua è la pulenda" oppure "6 dì 12 pulende

400-500 gr di farina gialla (la versione fioretto sarebbe l'ideale), 2 litri di acqua, sale quanto basta, olio. Io solitamente prendo una pentola di alluminio, faccio bollire l'acqua metto sale, olio, quando bolle tolgo la pentola

e verso tutta la farina, inizio a girare bene fino a farla diventare una crema. Rimetto su fuoco al minimo per 40 minuti chiusa con coperchio e la lascio cuocere. Minimo 40 minuti ma più cuoce e più è digeribile, si considera comunque cotta quando incomincia a staccarsi dalle pareti della pentola.

La polenta veniva versata sulla spianatoia, fatta leggermente raffreddare e co il dorso di un cucchiaio fatti dei buchi. La polenta veniva condita con la sapa e i buchi riempiti per soddisfare il palato dei più ghiotti intingendo la polenta stessa.

La Sapa si preparava nelle case in occasione della vendemmia, scegliendo l’uva ben matura. Si filtrava il mosto fiore e si riempiva un pentolone di rame. Un grande treppiede e il fuoco a legna consentivano una prolungata e lenta bollitura, fino ad una notevole riduzione; da quattro litri di mosto si otteneva un litro di nettare d’uva. Durante la bollitura, che durava quindici ore circa, si provvedeva a schiumare il mosto con un ampio e bucherellato ramaiolo. Alla fine si versava in una tinozza di legno a raffreddare e depositare. Il giorno seguente si imbottigliava, per poi riporla in dispensa o in un posto alto in cantina, ideale per la conservazione.
Tanti un tempo gli utilizzi del nettare d’uva: per migliorare i dolci di Natale e Carnevale, per preparare tortini dolci con ripieno di marmellate e confetture casalinghe, per perfezionare le crostate di frutta e la frutta cotta, per insaporire la polenta, per impastare ciambelle. D’estate, unita all’acqua fresca di pozzo, contribuiva ad una bibita semplice, gustosa e corroborante.

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Sapori dimenticati

Il mito del Mirto

Il mirto fa la sua comparsa nella letteratura in tempi assai remoti: bisogna far ricorso alle splendide pagine della mitologia greca per trovare i primi riferimenti a questa pianta.

Il Cedro

In Italia la conoscenza del cedro è molto antica. Fu classificato già da Plinio il vecchio nella Naturalis Historia col nome di "mela assira".


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