Un'Italia a tavola

Carabaccia..la proposta del RISTORANTE TRE ARCHI-COLLE DI VAL D'ELSA -(SI) per Un'Itàlia

La carabaccia, citata da Cristoforo da Messisbugo nel ‘500, è descritta come “Carabazada”. Si narra che questa minestra fosse molto apprezzata da Caterina dei Medici che la portò alla corte di Francia

Un'Itàlia: i 150 piatti che più rappresentano la cultura gastronomica italiana

Remake della "stroncatura" calabrese al profumo di agrumi con zafarani cruschi fondenti.. proposta da Luigi Ventura
"A struncatura" in dialetto calabrese è una tipica pasta fatta con farine integrali di fattura molto antica che oggi si trova solo nella piana di Gioia Tauro..
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Pubblicazioni News

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La cucina bergamasca è semplice e varia.  La polenta taragna con l'umido di coniglio è un piatto della domenica ed è un abbinamento che si ha sempre piacere riassaporare e riscoprire

 

1 Coniglio spellato di 1,5 Kg a pezzi (15 pezzi),500 gr di pancetta salata a julienne,1 rametto di salvia,1 rametto di rosmarino.100 gr burro ,50 cc di olio d'oliva,200 cc di vino rosso,sale e pepe q.b.

In una casseruola abbastanza capiente mettere a freddo tutti gli ingredienti meno il vino rosso ed il sale. Accendere il gas e coprire , lasciando cuocere lentamente, mentre il coniglio spurga la sua acqua e la pancetta si scioglie lentamente per circa 30 minuti.Togliere il coperchio e mettere in forno , mescolando delicatamente, e lasciare asciugare l'acqua di cottura (170°per 30 minuti circa) Quando il coniglio è asciutto , bagnarlo con il vino rosso e mescolarlo: continuare la cottura sino a quando il coniglio risulta ben rosolato (il vino rosso ammorbidisce il sapore e favorisce la doratura).Prima di mettere il sale è meglio assaggiare: a volte la pancetta è già abbastanza saporita e non vuole sale.

Impiattarlo sopra una morbida fetta di polenta .

Buon appetito

Ezio Comi

www.ristorantelasosta.it

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Sapori dimenticati

La Nocciola

Il nocciolo, ampiamente diffuso in tutte le regioni temperate dell'emisfero boreale, è stato uno dei primi fruttiferi utilizzati e coltivati dall'uomo, rappresentando già per le prime popolazioni nomadi un'importante fonte di energia.

Le radici di Soncino

Le radici di Soncino nel Medioevo erano già presenti sui banchetti dei nobili dell’Italia Settentrionale. La conferma arriva da dipinti di noti autori che la ritraggono con altri ortaggi tipici e cacciagione.Mac’è anche un’altra storia locale tramandata dalle famiglie Zuccotti e Grazioli, agricoltori tra i primi a coltivare radici di Soncino dall’inizio del Novecento.


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