Un'Italia a tavola

Riso con salsa di cipolla : la proposta di ProLoco Castelleone di Suasa (AN) per "Un'Itàlia"

La cipolla è un prodotto tipico di Castelleone di Suasa e si coltiva da molte generazioni, anche se oggi gli ortolani sono rimasti in pochi. La cipolla coltivata fino a qualche anno fa era un prodotto tipico ed unico: si trattava della vera cipolla di Suasa, una cipolla dalle tunche rosacee e di sapore dolce.

Polenta e Bruscitt.. la proposta dell'Albergo Sacro Monte (Va) per Un'Itàlia

Bruscitt ovvero bruscolini, poiché la carne viene sminuzzata grossolanamente sul tagliere con il trinciante, in modo da ottenere pezzettini della grandezza di un fagiolo.

Pubblicazioni News

19

Avete mai pensato di regalare alla vostra amata un rametto di nespole? A prima vista potrebbe sembrare un regalo insolito, di poco conto: in realtà la nespola è un frutto che racchiude antichi significati…

 

 

Ai giorni nostri per corteggiare si usano ormai solo fiori, e in prevalenza rose; a nessuno verrebbe in mente di regalare dei frutti, ancor meno delle nespole. Un tempo invece lo spasimante portava sotto la finestra della propria amata decorazioni di ramoscelli e frutti: l’albero da cui prenderli veniva scelto in base al valore simbolico. E il nespolo? Secondo la tradizione era la pianta per la donna virtuosa.

L’albero del nespolo, dal greco méspilon, fa parte della famiglia delle Rosacee ed è originario dell’Oriente. Si può trovare in tutte le zone temperate che non abbiano un terreno umido o calcareo. Nella tradizione contadina era considerato un frutto ricco di proprietà (in effetti è ricco di fibre, zuccheri, sali minerali, acidi organici e vitamina A). Ma non solo: i contadini se ne servivano anche per scandire il passare delle stagioni. Il nespolo era la prima pianta a fiorire, ma i suoi frutti erano gli ultimi a maturare. Una sua buona fioritura veniva inoltre considerata come premonitrice di un ricco e abbondante raccolto di stagione.

Per chi non ne abbia mai sentito parlare o non abbia mai visto il frutto, è possibile riconoscere il nespolo da queste caratteristiche: altezza sui 3-5 metri, fusto che si espande per lo più in orizzontale con una ramificazione spinosa sparsa e qua e là, i fiori sono bianchi e i frutti di forma globosa, color ocra. Si può apprezzare in pieno il sapore della nespola quando è ben matura: la maturazione deve avvenire però in un luogo asciutto, lontano da frutti che emanino sostanze come l’etilene prodotto dalle mele. Tradizionalmente le nespole venivano poste sulla paglia in stanze arieggiate e non umide finché assumevano il tipico sapore vinoso dolce e venivano offerte agli ospiti con miele e acquavite. Si consiglia quindi di raccogliere i frutti all’inizio di ottobre quando non sono ancora completamente maturi.

Esistono molte varietà di nespole, non tutte però reperibili in commercio. Quelle che più facilmente potete trovare sui banchi di frutta sono l’Olanda, la Comune (o di Germania) e la Reale; le altre provengono da produzioni locali e sono ancora in attesa di riconoscimento, come il Nespolo di Castelraniero, il nespolo a goccia, precoce, gigante e a frutto medio.
Da questo frutto si può ricavare anche un prelibato liquore, il Nespolino. Gli ingredienti base sono sei noccioli freschi di nespole, sei nespole mature pelate, alcol e zucchero. Si procede quindi pestando le nespole mature e i noccioli in un mortaio e lasciandoli macerare per due giorni ricoperti di alcol in un terrina. A parte si prepara uno sciroppo con 350 gr di zucchero sciolti in 160 gr d’acqua fredda, si mescola poi alle nespole macerate e già filtrate e si lascia riposare il composto per una giornata. Il liquore prima di essere imbottigliato va filtrato e poi conservato in luogo fresco e buio
.

fonte buonpernoi.it

Pubblicato in: Sapori dimenticati
4749

Sapori dimenticati

Gli strigoli

Questa erba selvatica poco conosciuta è caratteristica per il suo sapore leggermente amarognolo, e si raccoglie principalmente in primavera inoltrata, quando è fiorita, con i caratteristici fiori bianchi o rosa a palloncino.

Le Mele di un tempo: Campanina e Calvilla

Le vecchie varietà di mele coltivate in Italia nei secoli XVI E XVII sono andate parzialmente perdute. In breve tempo, tra la fine del secolo scorso e l' inizio di questo secolo, sono state a poco a poco sostituite con nuove cultivar rispondenti alle mutate esigenze commerciali degli operatori frutticoli.


Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001.