Un'Italia a tavola

Gnocchi di castagne ai funghi porcini ..la proposta dell'Agrit. La Palombella-Caprarola (VT) per Un'Itàlia

 Fin dall'antichità, nel viterbese, la coltivazione del castagno è sempre stata presente e diffusa.. una parte integrante del territorio dei Monti Cimini. Il castagno ha segnato la storia contadina di queste terre, ricca di tradizioni sopratutto gastronomiche

Curruxionis ..la proposta della ProLoco di Gonnesa (CI) per Un'Itàlia

uno dei  piatti tradizionali più importanti, espressione di una cultura antica e di un territorio aspro ed affascinante..rappresenta la cucina dei contadini e dei pastori, e benché sia considerato di natura "povera", è estremamente ricco per fragranza, genuinità e sapore. piatto proposto è tipico del nostro paese,Gonnesa

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Ogni popolo che ha conosciuto la melagrana le ha attribuito un particolare significato simbolico: nell’Antico Testamento è citata come uno dei frutti della Terra Promessa, per i Fenici aveva un valore religioso e così pure per i cristiani: il rosso della melagrana simboleggiava il sangue dei martiri e la carità. Presso altre civiltà è invece simbolo di fertilità. Le spose turche, dopo il matrimonio, usavano scagliare a terra una melagrana: il numero dei chicchi che fuoriusciva corrispondeva a quello dei figli che la coppia avrebbe avuto. Nell’antica Roma invece, dove arrivò dopo la sconfitta di Cartagine, le sposine intrecciavano i loro capelli con rami di melograno. I nativi americani, infine, pensavano che bere il succo del frutto combattesse la sterilità.

Ma è in Grecia, soprattutto, che intorno a questo frutto sono nati vari miti. Chi non ricorda il pomo della discordia? Ebbene il pomo dorato non è, come pensano in molti, una mela, bensì una melagrana. Melagrana che si pensava rendesse indissolubile l’unione matrimoniale tanto che secondo il mito Proserpina, figlia di Cerere e Zeus, fu legata per sempre a Plutone, suo rapitore, per averne mangiati tre chicchi

Ma veniamo ai giorni nostri: in Italia un vecchio esemplare di melograno si trova nel Piazzale Sud dei Giardini Hanbury a Ventimiglia (GE). Si sa con certezza che si trovava lì già nel 1867. Se capitate da quelle parti in giugno o luglio fateci una capatina… Chissà che, vedendolo tutto addobbato a festa con fiori vermigli, non vi venga voglia di piantarne un esemplare nei vostri giardini. Se avrete pazienza e lo farete crescere un poco (può diventare arbusto o alberello) vi darà a ottobre e novembre i suoi frutti prelibati: le melagrane, bacche coriacee a forma sferica e piuttosto grandi. All’interno vi sono semi succosi e trasparenti distribuiti in 7-15 loculi separati da sottili membrane. Una precauzione è d’obbligo: non cogliete la melagrana se è ancora acerba perché una volta staccata dalla pianta non matura ulteriormente.

E una volta colta? I suoi grani possono essere usati non solo come dessert, ma anche per preparare gelatine, bevande dissetanti, sciroppi, marmellate e dolci. Arricchisce le macedonie e può essere accostata, anche per decorazione, a pesce bianco, carne o selvaggina. Ma la melagrana si presta anche a usi non culinari: la sua buccia in Oriente e nell’Africa del Nord serve per conciare il cuoio. Fatta essiccare e tritata permette di ottenere un colorante giallo-verdastro usato sin dall’antichità (tracce sono state trovate in alcune tombe egizie). Associata al ferro dà una tintura nera, mentre unita ai suoi fiori dà una colorazione rossa adatta per farne dell’inchiostro.

Ritorniamo però ai suoi chicchi: quali le loro proprietà nutritive? La melagrana contiene zuccheri, vitamine A, B e C e altri preziosi antiossidanti, come l’acido ellagico. Bere infusi con i suoi grani macinati permette di purificare l’intestino. Questo frutto, inoltre, rafforza le difese immunitarie ed è benefico per l’impianto vascolare in generale. Si ritiene inoltre che 50 ml al giorno di succo di melagrana aiuti a frenare la formazione del colesterolo. Ma non è finita: secondo l’American Journal of Clinical Nutrition il succo sarebbe anche efficace contro l’arteriosclerosi. Gli egiziani già 4.000 anni fa e gli europei del XIX secolo conoscevano le proprietà vermifughe di questo frutto, che sono state confermate da un’analisi moderna. La presenza di tannino, poi, gli conferisce proprietà astringenti, mentre il potassio in esso contenuto aiuta contro il gonfiore. È infine un ottimo antiemorragico.

 

fonte buonpernoi.it

Pubblicato in: Sapori dimenticati
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Sapori dimenticati

Il frutto dimenticato: la nespola

Nella tradizione contadina era considerato un frutto ricco di proprietà (in effetti è ricco di fibre, zuccheri, sali minerali, acidi organici e vitamina A). Ma non solo: i contadini se ne servivano anche per scandire il passare delle stagioni.

Le taccole

La taccola è una varietà di pisello della quale si consuma il baccello intero, particolarmente tenero e dolcissimo. I baccelli, larghi e piatti,  contengono semi molto piccoli e possono essere di colore bianco o verde.


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