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Torta di riso reggiana proposta dall'Uff.Turismo di Reggio Emilia per Un'Itàlia

I dolci  Reggiani sono legati alle stagioni ma la torta che fa la differenza è la Torta di Riso buona a tutte le ore

TORTINO DI PATATE E TOPINAMBOUR.. la proposta dell'Osteria del Borgo-Galliate-(NO) per Un'Italia

Rinomato piatto della cucina piemontese ...prodotto principe il Topinambour che in Piemonte chiamano "ciapinabò" largamente usato anche per la bagna-caoda, altra l eccornia  rigorosamente in inverno!

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Le ricerche storiche hanno rivelato che durante i secoli la pianta del mirto è stata utilizzata nei modi più vari. L'intero arbusto, le foglie, i fiori e le bacche, sono serviti per impieghi che, a molti, potrebbero apparire quantomeno curiosi.Il mirto fa la sua comparsa nella letteratura in tempi assai remoti: bisogna far ricorso alle splendide pagine della mitologia greca per trovare i primi riferimenti a questa pianta. Si scopre così che fu sacra a Venere, dea dell'Amore, la quale, dopo il giudizio di Paride, si cinse la testa con una corona composta da rametti di mirto intrecciati. Per questo motivo gli antichi lo consideravano un simbolo dell'amore e della bellezza. Lo stesso Tiziano, il grande pittore veneto del Cinquecento, nel suo dipinto “Amor Sacro e Amor Profano", ci mostra una Venere con il capo cinto dal mirto mentre persuade la perfida Medea. La pianta ebbe un utilizzo anche come ornamento presso gli antichi Romani, i quali usavano l'arbusto in fiore come abbellimento lungo i viali e le piazze pubbliche.Sia i Greci che i Romani ne conoscevano le proprietà medicamentose; dal mirto ricavavano decotti, olii, estratti e pomate con le quali curavano malattie come l'ulcera e alcune affezioni delle vie respiratorie. Nel Medioevo i profumieri ottenevano dai suoi fiori, tramite distillazione, un'essenza chiamata “acqua degli angeli". Altri utilizzi del mirto sono stati, ad esempio, quello di colorante nero per le stoffe e inchiostro per scrittura, oltre ai vari impieghi in fitoterapia, aromaterapia e fitocosmesi. In Sardegna l'utilizzo delle bacche di mirto per la preparazione del liquore risale presumibilmente al secolo scorso. L'infuso veniva prodotto in casa per un uso strettamente familiare. La ricetta era molto semplice: una certa quantità di bacche mature veniva messa in infusione in alcool e acqua, e con un'aggiunta di zucchero o miele come dolcificante si otteneva un liquore dolce, genuino, dalle particolari proprietà stomatiche e digestive. Questa scarna ricetta è ancora oggi utilizzata da alcune aziende produttrici di liquore di mirto.

Il mirto è un arbusto spontaneo sempreverde diffuso in alcune aree del Mediterraneo e particolarmente in Sardegna. Cresce nelle zone con clima temperato e su qualsiasi tipo di terreno, in particolare su quelli acidi e riparati dai venti. Generalmente lo si può trovare nella macchia bassa, in prossimità del lentischio, e ai bordi dei boschi. La sua altezza media è di circa 2 metri, ma in ambienti freschi è capace di raggiungere anche i 6 metri. E' una pianta che si presta ad essere potata e foggiata in vari modi, per questo motivo è considerata particolarmente adatta per i giardini e per la coltivazione in vaso. Anche un occhio poco esperto riconosce facilmente la pianta del mirto per via delle caratteristiche foglie lucide, dei fiori bianchi e profumati e delle sue bacche tonde, di colore bluastro, del diametro di circa 1 centimetro. Il periodo della fioritura è tra maggio e luglio mentre le bacche giungono a maturazione verso fine novembre.

 

fonte www.produttorimirtodisardegna.it

 

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