ELEGIA PRIMITIVO DI MANDURIA DOC

Archivio

12

ELEGIA PRIMITIVO DI MANDURIA  DOC 2007 PRODUTTORI VINI MANDURIA SCA MANDURIA TA medaglia oro 2011

 

“Un sorso di mistero. Laggiù nel sud c’è un vino senza età, dolce e amaro, secco e profumato: contraddittorio come una passione. Lo chiamano Primitivo, ma è raffinato quanto un gentiluomo di altri tempi. Fa innamorare, chi lo prova non lo lascia più. Ha un corpo vellutato, fragrante di ciliegia, di liquirizia, dei mille frutti usati per impastare – lo dice la canzone popolare – le carni belle delle nostre donne. E’ così denso da lasciare una traccia vermiglia sull’orlo del bicchiere, quasi fosse l’impronta di un bacio” (Pietro Gargano).
Il Primitivo di Manduria è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Brindisi e Taranto.

La storia del Primitivo si perde nella notte dei tempi. Giunto in Puglia con ogni probabilità dall’altra sponda dell’adriatico per mano degli Illiri, popolo della regione balcanica dedito alla coltivazione della vite, iniziò ad essere commercializzato in tutto il Mediterraneo dai Fenici antichi frequentatori delle nostre coste. E quando successivamente i Greci iniziarono a colonizzare il sud Italia (VII sec. a. C.) diffondendo soprattutto in Campania e Lucania i loro vitigni a bacca nera, il vino Ellenico (precursore dell’Aglianico) per quanto pregevole non penetrò in Puglia, segno questo che qui il vino nero e forte già esisteva.  Prova ne è il fatto che in epoca romana accanto alla parola “vinum” si utilizzava anche la parola “merum” per indicare il vino schietto, sincero, puro in contrapposizione al primo che indicava il vino miscelato con acqua, miele, resine ed altri addittivi per renderlo più sciropposo. Ebbene mentre la parola “vinum” è entrata in tutte le lingue indoeuropee, la parola “merum” è rimasta invece solo nei dialetti pugliesi, dove ancor oggi il buon vino si chiama “mjier”o “mieru”. Come mai? Evidentemente il vino che già si faceva in Puglia non era “vinum”, ma “merum” nel senso di schietto, puro, vero; cioè vino buono, pregiato. E ciò sin dai tempi più antichi, prima dei romani e dei greci, quando le popolazioni autoctone forse usavano il lemma “mir” che in il lirico ( e ancor oggi in albanese) vuol dire buono, bello, ben fatto per indicare il loro vino rosso.


Il Primitivo dunque può considerarsi il più diretto erede dell’antico “merum”, il vino storico per eccellenza della Puglia, quello che per primo si affermò e divenne famoso nei dintorni di Taranto, dove Orazio paragonò i “mera tarantina” al più famoso dei vini romani, il Falerno della Campania.
E dove Plinio il Vecchio definì Manduria (oggi principale centro di produzione di questo vino), città “viticulosa”, cioè piena di vigne. Ma anche altri scrittori romani, come Marziale, Ateneo, Varrone, citarono ed elogiarono questi vini. Quelli che ab antiquo coltivavano tali vigne erano uomini liberi, in libere città confederate, come la cittadella peuceta di Monte Sannace a Gioia del Colle, dove gli scavi archeologici hanno portato alla luce impianti di vinificazione o quella messapica di Brindisi dove sulla moneta fu coniata l’immagine del poeta-musico Arione che, con grappolo e coppa in mano, cavalca un delfino perché egli, inventore del ditirambo dionisiaco, fu gettato in mare dai pirati tirreni e tratto in salvo da un delfino attratto dal suo canto bacchico. Invece con i romani si diffuse il latifondo e la schiavitù. La coltivazione servile pian piano tolse ai vini trentini il loro carattere speciale, dovuto si al clima, alla terra e al vitigno, ma anche al libero lavoro umano e alle sue tecniche di coltivazione e conservazione, che richiedono tanta cura e tanto amore individuale.

Se nelle Murge il Primitivo inizia a brillare di luce propria, sarà poi nelle soleggiate terre salentine ed in particolare in quelle circostanti gli agri di Manduria e Maruggio che troverà un habitat particolarmente favorevole al miglioramento delle sue qualità. Questo ultimo breve viaggio del Primitivo lo si dovette alle nozze tra la contessina Sabini di Altamura e Don Tommaso Schiavoni – Tafuri di Manduria. La nobildonna infatti portò dalla sua città natale alcune barbatelle scelte della preziosa pianta, una specie di dote che il marito manduriano seppe sfruttare molto bene. E visto che il Primitivo di Manduria veniva più alcolico, corposo e più rosso violaceo di quello di Gioia i francesi vollero proprio questo vino quando alla fine degli anni ’80, la fillossera distrusse tutti i vigneti del Roussillon, la regione che forniva vino da taglio a tutta la Francia. Nacque così la vocazione al taglio del Primitivo di Manduria, anche se più che una vocazione, lo si dovrebbe definire un matrimonio d’interesse, dato che i nuovi acquirenti d’oltralpe consentivano di incamerare lauti guadagni. Così il famoso vino rosso tarantino non fu solo bevuto e consumato in loco, ma riprese alla grande le vie del commercio internazionale.

 

 

 

Strada dei Vini DOC Primitivo di Manduria e Lizzano

 

abbinato ai piatti di Un'Itàlia:

Piatto n. 77.    Agnello o cuturridd-Proposto da:Azienda Agrituristica Bio-Ecologica Masseria Ruòtolo

Pubblicato in: Puglia, Vini
5005