| Il panettone | Lo scrittore Pietro Verri lo chiama "pane di tono" cioe' grande. Sembra che comparisse già sulle tavole del Duecento arricchito da miele, uva secca e zucca. L'uvetta serve per augurare ai commensali fortuna e ricchezza: per forma, dimensioni e colore, ricorda infatti le monete d'oro
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| Sulle tavole di Natale..nelle Marche | Il cenone della Vigilia inaugura la grande abbuffata delle feste natalizie e il grande pranzo natalizio è caratterizzato da molte contaminazioni della tradizione gastronomica di regioni confinanti.
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| Vigilia di Natale.. menu' barocco | Inserito nella complessa struttura delle corti seicentesche, il cuoco vero e proprio ha dovuto rinunciare al ruolo di primo piano che aveva conquistato nel corso del '500. Più che alla sua esperienza, è necessario che egli faccia ora ricorso a tutta la sua abilità manuale per inventare arditi accostamenti e inedite architetture alimentari.
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| il Pandoro | Le origini del pandoro si legano al pan de oro un dolce conico della Serenissima, riservato ai nobili, che veniva ricoperto da sottili foglie d’oro zecchino. Tuttavia la morbidezza dell’impasto fu importata da Vienna dove pasticceri italiani producevano brioche per la Casa Reale Asburgica.
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| Sulle tavole di Natale..a Mantova | I Signori mantovani solevano far precedere il pranzo dal "Sorbir d'agnoli" (agnolini in brodo serviti in una tazza con brodo rigorosamente di carne) a cui qualcuno aggiungeva il vino Lambrusco creando il "Bevr'in vin".
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