Il panettone

Lo scrittore Pietro Verri lo chiama "pane di tono" cioe' grande. Sembra che comparisse già sulle tavole del Duecento arricchito da miele, uva secca e zucca. L'uvetta serve per augurare ai commensali fortuna e ricchezza: per forma, dimensioni e colore, ricorda infatti le monete d'oro

Sulle tavole di Natale..nelle Marche

Il cenone della Vigilia inaugura la grande abbuffata delle feste natalizie e  il grande pranzo natalizio è caratterizzato da molte contaminazioni della tradizione gastronomica di regioni confinanti.

Vigilia di Natale.. menu' barocco

Inserito nella complessa struttura delle corti seicentesche, il cuoco vero e proprio ha dovuto rinunciare al ruolo di primo piano che aveva conquistato nel corso del '500. Più che alla sua esperienza, è necessario che egli faccia ora ricorso a tutta la sua abilità manuale per inventare arditi accostamenti e inedite architetture alimentari.

il Pandoro

Le origini del pandoro si legano al pan de oro un dolce conico della Serenissima, riservato ai nobili, che veniva ricoperto da sottili foglie d’oro zecchino. Tuttavia la morbidezza dell’impasto fu importata da Vienna dove pasticceri italiani producevano brioche per la Casa Reale Asburgica.

Sulle tavole di Natale..a Mantova

I Signori mantovani solevano far precedere il pranzo dal "Sorbir d'agnoli" (agnolini in brodo serviti in una tazza con brodo rigorosamente di carne) a cui qualcuno aggiungeva il vino Lambrusco creando il "Bevr'in vin".

Sulla tavola di Natale.. con Ippolito Cavalcanti (1837)

Il Cavaliere Ippolito Cavalcanti duca di Buonvicino dedicò anni preziosi agli studi di Gastronomia ed alla pratica del cucinare. La primissima edizione fu pubblicata nel 1837.

insieme a tè

Idee di Natale.. per tè

 
       
insieme a tè

Idee di Natale.. per tè