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la ‘carta d’identità’ della vera colomba pasquale

Ecco le regole per evitare ‘falsi’ quando si sceglie il dolce della tradizione: il primo ingrediente, presente in maggiore quantità, deve essere la farina di frumento e non lo zucchero; è poi necessario controllare la presenza di farina di frumento, zucchero, uova, burro, agrumi canditi, lievito, sale e mandorle

  Si fa presto a dire colomba. Non basta la forma, pur indispensabile, per trasformare un prodotto da forno nel più tipico dei dolci pasquali. Per evitare i ‘falsi’ è fondamentale leggere l’etichetta, avverte il Consiglio nazionale dei chimici (Cnc), che per aiutare gli italiani indecisi davanti allo scaffale compilano la ‘carta d’identità’ della colomba autentica. 

Le regole da seguire per una scelta ‘doc’

1) La vera colomba deve innanzitutto avere la classica forma di colomba. Può sembrare banale, osserva il Cnc, ma proprio la forma può essere il primo indicatore di un falso prodotto dolciario da forno; 2) Il primo ingrediente, quello presente in maggiore quantità, deve essere la farina di frumento e non lo zucchero; 3) E’ necessario controllare bene la lista degli ingredienti. Farina di frumento, zucchero, uova e/o tuorlo, burro, agrumi canditi, lievito, sale, mandorle: una colomba vera deve contenerli tutti; 4) Pochi altri ingredienti possono essere aggiunti alla ricetta giusta. Solo questi: latte e derivati, miele, burro di cacao, malto, zuccheri, aromi, emulsionanti (per esempio lecitina di soia), conservanti.

5) Quanto ai grassi, continuano i chimici del Cnc, nella colomba non ci può essere altro che burro. Se compaiono margarina, strutto o altro, abbiamo di fronte un altro tipo di dolce; 6) Gli unici conservanti permessi nella colomba sono due: E 200 (acido sorbico) e E 202 (sorbato di potassio).

Ancora: 7) La glassa può essere fatta, oltre che con le mandorle, anche con armelline, nocciole, anacardi. In questo caso il prodotto è di minor pregio, ma egualmente originale; 8) Sul mercato sono presenti diversi prodotti chiamati “dolci pasquali” che possono anche avere la stessa forma della colomba, precisa il Cnc. Ma la legge obbliga i produttori di questi dolci a rendere evidente che non si tratta di colomba, e addirittura chi li commercializza a non metterli gli uni accanto agli altri nel caso in cui questo possa creare confusione. 

In conclusione, un dolce che sembra una colomba per la forma e per la confezione, ma che non riporta tutte le caratteristiche elencate, non è una vera colomba. Da escludere del tutto che si tratti della tradizionale colomba pasquale quando è la stessa etichetta a riportare la dicitura “dolce pasquale” o altro nome simile.

fonte adnkronos/salute

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