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Gli strumenti per riconoscere i cibi sostenibili

L’attenzione per le problematiche ambientali, la crescente pressione dell’opinione pubblica e i provvedimenti normativi stanno modificando il modo in cui le imprese operano sul mercato globale. I consumatori e il mercato richiedono sempre più spesso prodotti e servizi “verdi” erogati da aziende socialmente responsabili. E’ sempre più importante per le aziende dimostrare che non solo i propri principi, ma anche gli investimenti strategici e le operazioni di ogni giorno siano socialmente sostenibili.
Un’impresa può dare prova del proprio impegno: certificando i propri processi produttivi, ottenendo un marchio di qualità da apporre ai prodotti finiti e, più in generale, comunicando all’esterno le proprie iniziative nel campo della responsabilità sociale

Le certificazioni
Le certificazioni assicurano il rispetto di determinati standard nel corso del processo produttivo, il che ci garantisce, in base al tipo di certificazione, che il prodotto abbia determinate caratteristiche, come ad esempio la qualità, il rispetto dell’ambiente, la sicurezza, l’efficienza. Naturalmente, l’applicazione della norma all’interno dell’azienda da sola non è sufficiente a garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori, se essa non è accompagnata da un convinto impegno del vertice aziendale ad assumere un comportamento etico.
Vediamo ora una panoramica delle principali certificazioni, dividendole in generiche ambientali e di qualità, ovvero applicabili a qualsiasi prodotto, specifiche per il settore alimentare e di responsabilità sociale

Le certificazioni ambientali e di qualità

International Organization for Standardization (ISO)
La “famiglia” di certificazioni più nota è l’ISO, che sta per International Organization for Standardization. È un’organizzazione non governativa sorta nel 1947 che federa oltre 130 organismi nazionali di controllo degli standard. L’obiettivo di ISO consiste nel promuovere lo sviluppo di standard (qualitativi, ambientali, ecc.) nella produzione industriale, così da facilitare la cooperazione tra aziende e rendere più semplice e sicuro, in quanto garantito da standard riconosciuti a livello internazionale, lo scambio di beni e servizi.
Le certificazioni ISO sono modelli gestionali, ovvero presuppongono l’adozione di un sistema di gestione interno delle tematiche relative all’ambiente e alla qualità. Le certificazioni ISO sono generiche, nel senso che lo stesso standard può essere applicato a ogni tipo di organizzazione, grande o piccola, quale che siano i prodotti o i servizi offerti, in ogni settore di attività, sia che si tratti di un’impresa, di un’amministrazione pubblica o governativa.
Con sistema di gestione si intendono le azioni compiute dall’organizzazione per far sì che i prodotti o i servizi offerti abbiano le caratteristiche desiderate, quali ad esempio la soddisfazione dei clienti in termini di qualità o il rispetto di parametri ambientali.
Un sistema di gestione permette di avere un approccio strutturato nella definizione degli obiettivi gestionali e nell’individuazione degli strumenti necessari per raggiungerli, di identificare i rischi e le opportunità di miglioramento e di assicurare il rispetto di tutti i requisiti normativi rilevanti, avviando così un processo di miglioramento continuo della performance.Nel settore alimentare sono oggi più diffuse le certificazioni appartenenti alla serie ISO 9000, relative alla qualità del prodotto.
ISO 9000 – qualità
Le norme della serie ISO 9000 definiscono i requisiti internazionali per i sistemi di gestione per la qualità, ovvero le azioni intraprese dall’impresa per soddisfare le richiese dei clienti in materia di qualità e le norme vigenti.
ISO 14000 – ambiente
La ISO 14001 è una norma internazionale di carattere volontario, applicabile a tutte le tipologie di imprese, che definisce come deve essere sviluppato un efficace sistema di gestione ambientale, mirato a minimizzare gli effetti negativi delle attività produttive sull’ambiente.
La norma richiede che l’azienda definisca i propri obiettivi e target ambientali e implementi un sistema di gestione ambientale che permetta di raggiungerli.
La logica volontaristica della ISO 14001 lascia la libertà all’azienda di scegliere quali e quanti obiettivi di miglioramento perseguire, anche in funzione delle possibilità economiche e del livello tecnologico già esistente in azienda.

EMAS (Eco-Management and Audit Scheme)
Si tratta di uno schema volontario applicabile a tutte le organizzazioni -pubbliche o private che vogliono valutare, monitorare e migliorare le proprie prestazioni ambientali.
Il Regolamento EMAS pone una forte attenzione agli aspetti di comunicazione verso l’esterno. Nella definizione degli elementi di un sistema di gestione ambientale il Regolamento 761/2001 fa riferimento alla ISO 14001, che rappresenta a tutti gli effetti parte integrante dello schema EMAS. La Dichiarazione Ambientale, elemento cruciale del percorso EMAS, è uno dei più avanzati strumenti di cui dispongono le organizzazioni per comunicare le proprie prestazioni ambientali alle parti interessate.

OHSAS (Occupational Health and Safety Assessment Series)
È una certificazione appositamente studiata per aiutare le aziende a formulare obiettivi e politiche a favore della sicurezza e della salute dei lavoratori, secondo quanto previsto dalle normative vigenti e in base ai pericoli ed ai rischi potenzialmente presenti sul posto di lavoro.

Le certificazioni specifiche per il settore agroalimentare
BRC (British Retail Consortium)
Lo standard “BRC Global Standard–Food” è una certificazione volontaria di prodotto che riguarda i processi di lavorazione e di trasformazione agro-industriale cui vengono sottoposte materie prime di origine vegetale ed animale per poi essere poste sul mercato fresco, refrigerato o congelato.

BRC IOP (British Retail Consortium-Institute of Packaging) e GMP FEFCO
(International Good Manufactoring Price Standard for Corrugated and Solid Board)
Lo standard BRC IOP fornisce indicazioni precise per i produttori di imballaggi o di altri prodotti che vengono in contatto con gli alimenti, quali la posateria di plastica monouso, le pellicole per alimenti, e simili. Lo standard GMP FEFCO è invece specificatamente rivolto ai produttori di imballaggi di cartone ondulato e teso.
Sono due standard che coprono in modo approfondito le tematiche dell’igiene e della sicurezza dei prodotti dell’industria del packaging, dal momento che gli imballaggi e le confezioni sono una componente del prodotto alimentare e possono influenzare profondamente la sicurezza degli alimenti

EUREPGAP
EurepGAP è lo standard globalmente riconosciuto per il settore agricolo e le sue procedure (GAP) sono applicabili sia alle aziende agricole, alle coltivazioni e ai prodotti della terra, sia agli allevamenti e agli alimenti di origine animale. L’agricoltura e i prodotti agricoli sono il
punto di partenza per garantire la sicurezza agroalimentare e la protezione dell’ambiente.EurepGAP è stato adottato dai retailer europei in collaborazione con i produttori agricoli.

HACCP Hazard Analysis Critical Control Point
HACCP è una metodologia operativa riconosciuta a livello internazionale per la prevenzione o minimizzazione dei rischi per la sicurezza nei processi di preparazione di cibi e bevande.Si tratta di un approccio preventivo e strutturato alla sicurezza che ha come obiettivo l’ottimizzazione delle attività per fornire ai consumatori prodotti alimentari sicuri.La metodologia HACCP è obbligatoria in molti Paesi, tra i quali l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
La certificazione rilasciata da una terza parte indipendente dimostra che l’azienda si impegna a rispettare i requisiti legali e ad implementare un efficace sistema di gestione aziendale

ISO 22000
ISO 22000 è una norma fondamentale per i sistemi di gestione della sicurezza nel settore agroalimentare, che consente a tutte le aziende coinvolte nella filiera di identificare i rischi cui sono esposte e di gestirli in modo efficace. Lo standard garantisce la sicurezza agroalimentare “dal campo alla tavola” sulla base di elementi fondamentali riconosciuti a livello internazionale da tutti gli operatori del settore quali la comunicazione, la gestione di sistema e l’adozione preliminare di schemi e procedure di sicurezza e igiene.

Le certificazioni di responsabilità sociale
SA 8000
Si tratta del primo standard emanato a livello internazionale sulla responsabilità sociale di un’azienda ed applicabile ad aziende appartenenti a qualsiasi settore, allo scopo di dimostrarne l’ottemperanza ai requisiti minimi in termini di diritti umani e sociali. Nello specifico, lo standard è composto da otto requisiti collegati alla tematica dei diritti umani, quali lavoro infantile, lavoro forzato, salute e sicurezza, libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva, discriminazione, pratiche disciplinari, orario di lavoro, remunerazione, e da un requisito relativo al sistema di gestione della responsabilità sociale in azienda.

AA1000
Lo standard AA1000 (o AccountAbility 1000) mira ad assicurare la credibilità e l’autorevolezza del bilancio sociale attraverso la redazione dello stesso secondo standard condivisi a livello internazionale.
AA1000 nasce quindi per far fronte all’esigenza di uniformare gli approcci alla rendicontazione sociale e rendere così confrontabili le informazioni provenienti da realtà differenti. Si pone l’obiettivo di migliorare la performance e il bilancio di un’organizzazione attraverso un processo sistematico di coinvolgimento degli stakeholders e di integrazione di tali processi nelle normali attività quotidiane.

I marchi
AGRICOLTURA BIOLOGICA CE
Nel marzo 2000 la Commissione Europea ha introdotto un logo recante la dicitura “Agricoltura biologica – Regime di controllo CE” [Regolamento (CEE) n. 2092/91 (Testo consolidato)], concepito per essere utilizzato su base volontaria dai produttori i cui metodi di produzione e i cui prodotti sono stati sottoposti a un controllo e sono risultati conformi alle norme UE.I consumatori che acquistano i prodotti in questione possono essere sicuri che almeno il 95% degli ingredienti del prodotto sono stati ottenuti con il metodo biologico; il prodotto è conforme alle norme del regime ufficiale di controllo; il prodotto proviene direttamente dal produttore o dal preparatore in un imballaggio sigillato; il prodotto reca il nome del produttore, del preparatore o venditore nonché il nome o il numero di codice dell’organismo di controllo.Anche l’allevamento biologico segue le norme dell’Unione Europea, con il Regolamento CE n 1804/99, e a livello nazionale con il DM 91436 del 4 agosto 2000. Gli animali devono essere alimentati rispettando il loro fabbisogno con prodotti vegetali ottenuti anch’essi con metodo di produzione biologico, coltivati di preferenza nella stessa azienda o nel comprensorio in cui l’azienda ricade.L’allevamento bio è strettamente legato alla terra. Il numero dei capi che si possono allevare in azienda dipende dalla estensione della superficie di terreno disponibile e i sistemi di allevamento adottati devono soddisfare i bisogni etologici e fisiologici degli animali.
AIAB
L’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica è un’Associazione culturale che ha lo scopo di promuovere l’agricoltura biologica, l’ecosviluppo rurale e l’alimentazione naturale. Associa sia produttori agricoli, sia tecnici, consumatori ed associazioni ecologiste e di consumatori. AIAB è l’associazione più  appresentativa nel settore del biologico con oltre 14.000 soci, 16 Associazioni Regionali e sportelli informativi in diverse regioni d’Italia Per AIAB, l’agricoltura biologica non è solo un metodo di produzione, ma anche una scelta a favore della biodiversità e della tutela dell’ambiente, del rispetto delle condizioni di vita degli animali allevati e dell’impegno etico nei confronti di chi lavora in agricoltura, secondo un
modello di sviluppo ecosostenibile.GaranziaAIAB è un marchio collettivo dei soci AIAB, su base volontaria, che viene apposto su prodotti che hanno requisiti più restrittivi della regolamentazione comunitaria obbligatoria (Reg. CEE 2092/91).

AGRICOLTURA BIODINAMICA
Marchio collettivo internazionale registrato a Ginevra con lo scopo di contraddistinguere e tutelare i prodotti realizzati attraverso l’agricoltura
biodinamica, metodologia applicata in tutto il mondo a partire dal 1924 e basata sulla concezione che l’azienda agricola è un vero e proprio organismo vivente a ciclo chiuso, inserito nel più grande organismo vivente cosmico, alle cui influenze è sottoposto.

FAIR TRADE- COMMERCIO EQUO E SOLIDALE
Il Commercio Equo e Solidale è un movimento nato nel dopoguerra in Usa e sviluppatosi in Europa negli anni 60, con lo scopo di promuovere nei paesi più poveri del mondo produzioni che siano rispettose dei diritti umani e dell’ambiente, promuovendo lo sviluppo sostenibile e la mitigazione della povertà. Costituisce un fenomeno di mercato, con un importante giro d’affari: nel 2005 80.000 punti vendita in Europa per un fatturato di oltre 660 milioni di euro.  In Italia il fatturato 2006 è di 110 milioni. I produttori sono di norma piccole organizzazioni o famiglie del sud del mondo, che garantiscono di evitare gli sfruttamenti, di avviare processi produttivi ecocompatibili e di investire parte dei guadagni in progetti a favore della comunità. Di contro, ai produttori sono assicurate una soglia minima di prezzo, sotto la quale non si scende indipendentemente dalle fluttuazioni del mercato, consulenze e finanziamenti.
I principali vincoli da osservare per entrare nel circuito del commercio equosolidale sono i
seguenti:
– divieto del lavoro minorile
– impiego di materie prime rinnovabili
– spese per la formazione/scuola
– cooperazione tra produttori
– sostegno alla propria comunità
– creazione, laddove possibile, di un mercato interno dei beni prodotti
Gli acquirenti (importatori diretti o centrali di importazione) dei paesi ricchi, si assumono impegni quali:
– prezzi minimi garantiti (determinati in accordo con gli stessi produttori; il prezzo corrisposto deve permettere una vita dignitosa ai produttori e permettere
investimenti nel campo sociale)
– quantitativi minimi garantiti
– contratti di lunga durata (pluriennali)
– consulenza rispetto ai prodotti e le tecniche di produzione
– pre-finanziamento

DOLPHIN SAFE
Il progetto denominato “Dolphin Safe” si preoccupa che nella filiera di produzione del tonno in scatola vengano salvaguardati i delfini. Il progetto è nato a seguito delle proteste degli ambientalisti in merito al sistema di pesca del tonno utilizzato dalle flotte operanti nell’Oceano Pacifico Orientale ed all’elevato tasso di mortalità di delfini che ne derivava.
L’associazione Earth Island Institute, associazione no profit per la difesa della terra, è garante della correttezza di tutto il sistema mediante osservatori sulle barche e ispezioni negli stabilimenti produttivi.
Coop è stata la prima catena distributiva italiana ad essere stata inserita, da tale organizzazione, nell’elenco ufficiale delle aziende Dolphin-Safe. A questo proposito ha messo a punto un controllo della filiera che permette di verificare il cammino che il tonno percorre per arrivare dal mare alla scatoletta.Da gennaio 2001 il tonno a Marchio Coop riporta il logo “dalla parte dei delfini”.
 

 

 

fonte eat:ing

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