Il marchio d’area, fiore all’occhiello del Taburno

Il marchio d’area, fiore all’occhiello del TaburnoPer promuovere il turismo e l’economia dei 23 comuni, appartenenti al Gruppo di azione locale Taburno, che si estendono dalla Valle Caudina fino a Torrecuso, sono state interessate, attraverso il Marchio d’Area “Terre del Taburno”, oltre 1100 imprese, istituzioni e associazioni di categoria del territorio.

 

«Grazie all’aggregazione delle imprese, dei comuni, del Parco naturale regionale del Taburno – Camposauro potremmo sviluppare sotto un unico brand un’offerta turistica integrata con ricadute importanti sull’economia locale, l’occupazione e lo sviluppo delle attività di promozione del territorio, delle imprese e delle produzioni, alimentari e artigiane», così Mario Grasso, Presidente del Gal Taburno.

Con il marchio d’area “Terre del Taburno” beneficeranno di nuova visibilità, nell’ambito di un’unica strategia di comunicazione e marketing territoriale, vini come la Falanghina del Sannio, Taburno Docg e Sannio Doc, ma anche la Mela annurca campana, il famoso Caciocavallo Silano e il Pecorino del Sannio, lo stesso Parco naturale del Taburno, strutture ricettive e di ristorazione, agriturismi e centri sportivi.

Per supportare il turista in visita al territorio il Gal Taburno ha anche previsto una guida turistica multimediale, l’App Terre del Taburno, disponibile per smartphone e tablet IOS. L’applicazione fornirà in breve la storia dei Comuni, offrendo anche i riferimenti di tutte le strutture di ristorazione e ricettive presenti nei singoli comuni nonchè segnalerà i principali sentieri culturali e naturalistici del comprensorio. Il Piano di Sviluppo Locale, caratterizzato dal GAL e dall’Approccio Leader, costituisce una parte del più ampio Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013, approvato dalla Regione Campania. L’Unione Europea e la Regione riconoscono, ad alcuni territori caratterizzati da un’economia di tipo spiccatamente agricolo e fortemente in ritardo, la possibilità  di promuovere un piano organico di sviluppo rurale, tagliato sulle esigenze del territorio e sulle sue specificità che attinga dai finanziamenti regionali ed europei. Il GAL Taburno, costituito nel 2009, si propone di indirizzare le proprie iniziative al sostegno ed alla promozione dello sviluppo economico, sociale ed imprenditoriale del territorio.

Nel corso di un press tour abbiamo incontrato varie realtà della zona, da Montesarchio a Melizzano, a Sant’Agata de’Goti, a Campoli. A Montesarchio abbiamo visitato l’Oleificio Mataluni – Olio Dante (www.oliodante.it). L’azienda, partendo da un piccolo frantoio a dimensione artigianale, oggi rappresenta uno tra i più rilevanti complessi agroindustriali oleari al mondo, che ha vinto di recente il premio “Coop for Kyoto” come impresa virtuosa per la dimensione dell’impianto fotovoltaico e di trigenerazione. La Mataluni sviluppa al proprio interno l’intero processo produttivo: frantoio; raffinazione; imbottigliamento in confezioni di vetro, PET e latta; produzione di bottiglie in PET, tappi, imballaggi ed etichette.

L’obiettivo dell’azienda è quello di raggiungere il 50% del fabbisogno energetico dello stabilimento. Una sosta golosa a contatto con la natura  occorre fare al nuovo resort La Pampa Relais (www.lapamparelais.it) di Melizzano, una country house, che nasce dal recupero di un vecchio casale, ridisegnata in armonia col paesaggio bucolico circostante, ma con tutte le carte in regola per il massimo comfort dell’ospite, dalle piscine, alla sauna, ai massaggi. Particolare attenzione è data alla cucina, a base di alimenti sani, preparati in modo da conservare tutte le priorità legate alla natura e alla produzione dell’orto, curata personalmente dallo chef Antonio Palmieri che, insieme alla moglie Annalisa Manna, collabora a rendere il soggiorno o anche solo una cena unica e indimenticabile.  Interessante anche la visita nel territorio di Frasso Telesino dove sono stati avviati campi sperimentali di orzo per la produzione della BirTa, la birra artigianale alla mela annurca.

All’azienda di Raffaele Lombardi di Sant’Agata de’Goti, partner del progetto BirTa, che ha la peculiarità di essere stagionata in botti usate per affinare il vino aglianico, abbiamo provato le loro mele annurche coltivate e distribuite accanto a tante gustose torte accompagnate dall’ottima birra. Nel nostro tour abbiamo visitato poi una delle città più antiche dell’Italia Meridionale, Sant’Agata de’ Goti, che sorge su un costone tufaceo su cui, un tempo, si estendeva l’antica città caudina di Saticula. Il suo centro storico è un museo all’aperto. A guidarci alla scoperta di tanti tesori è stato l’ing. Della Ratta che ci ha aperto le porte di antiche chiese. Tra queste spicca il Duomo, intitolato all’assunzione della Madonna che è del 970.

Considerata come una comoda base per escursioni e visite guidate sul Monte Taburno e su Camposauro siamo poi giunti a Campoli del Monte Taburno dove, accolti dal Sindaco Tommaso Nicola Grasso, siamo andati alla scoperta di una cittadina per lo più vocata all’agricoltura e che è operosa e attiva con i suoi mille e cinquecento abitanti (www.comune.campolidelmontetaburno.bn.it). Il motivo del nostro tour era proprio raccogliere le ciliege dagli alberi ed assistere alla Sagra, organizzata dalla Pro Loco con il presidente Mario Pedicini (www.prolocomontetaburno.it). Insieme alla vicina Tocco Caudio, Campoli produce oltre il 50% delle ciliegie del Sannio.

La varietà più pregiata è quella “imperiale” ma è molto saporita e apprezzata anche quella denominata “ferrovia”. A Campoli del Monte Taburno, fondata nel periodo normanno, si produce anche un ottimo pane casareccio cotto a legna. Il sindaco, da poco eletto, ci ha parlato anche di un fiorire di iniziative in concomitanza con l’estate, dalla Sagra del fagiolo, che si svolgerà tra fine luglio e primi di agosto, alla Festa della Mietitura, in onore di San Donato, che si terrà il 6 e 7 agosto, che precede  “Calici di Stelle”,  prevista per l’8 il 9 e il 10 agosto.

Il Taburno dunque è la patria della biodiversità e se i prodotti della terra più noti sono i vini e l’olio, qui si coltivano e producono ortaggi di qualità, ma anche carni, formaggi e frutta tra cui la mela annurca, conosciuta sin dall’epoca romana. In alta montagna, oltre i 700 metri, vengono coltivati i fagioli, la patata interrata, ma anche i prodotti del sottobosco come funghi, asparagi, tartufo nero e bianco. Scendendo lungo le colline e nelle valli i vitigni e gli oliveti plasmano il paesaggio rendendolo uno dei più suggestivi della Campania.

Vera De Luca          

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