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I dolci tradizionali delle feste protagonisti al “Romeo” di Napoli

Quest’anno sarà un Natale “dolce”, per addolcire “l’amaro” del pagamento delle tasse. Un anticipo di ciò che di ricercato potremo trovare sulle tavole partenopee ce lo hanno presentato gli chef pasticcieri: Gennaro Esposito, Salvatore Bianco, Sal De Riso, Salvatore Gabbiano, Giuseppe Manila, Masardona, Stella Ricci, Francesco e Salvatore Salvio, Sabatino Sirica, Gino Sorbillo che il 18 novembre all’Hotel Romeo hanno realizzato i dolci tradizionali delle feste.

Grandi interpreti della tradizione pasticciera napoletana si sono incontrati per un giorno proponendo il meglio della loro manualità che si è ben sposata con i nobili vini, in prevalenza il passito, delle cantine selezionate da Vitigno Italia. Intanto che i dolci ci vengono illustrati iniziamo con l’inquadrare la location del “Romeo”, dove innovazione e ricerca dell’eccellenza sono di casa.

Disegnato dal celebre Studio Kenzo Tange e Associati di Tokyo, è la più innovativa struttura della città di Napoli, sintesi perfetta di architettura contemporanea, nuovo e sofisticato design, preziosi oggetti di antiquariato e installazioni d’arte.

Nel creare il Romeo sono stati coinvolti i nomi più celebri del mondo dell’arte contemporanea e del design. Opere di Francesco Clemente, Lello Esposito e Sergio Fermariello sono esposte nella lobby dell’hotel oltre a quelle di Mario Schifano, Gregorio Botta e Mimmo Paladino. Per onorare Napoli è stato richiesto ad otto fotografi di fama mondiale, tra cui Vincenzo Castella, Mimmo Jodice, Pino Musi e Antonio Biasiucci, di immortalare lo spirito e la bellezza della città con immagini in esclusiva, per una collezione fotografica permanente. A cinque anni dalla sua apertura il Romeo, diretto da Stefano Petruccelli, si conferma il più innovativo cinque stelle partenopeo.

È nel 2011 che è stato inaugurato il “Beluga Sky Bar” al nono piano dell’albergo ed è nel novembre 2012 che la Guida Michelin ha premiato con “Una Stella” la cucina del ristorante “Il Comandante”, guidata dallo chef Salvatore Bianco, mentre a fine 2012 è stata completata l’opera di tecno-illuminazione sulla facciata esterna, che grazie al Lighting Media Server riesce a modulare una scenografica coreografia dinamica.

E ora largo spazio alle delizie del palato. A presentare gli undici panettoni, uno diverso dall’altro, ci ha pensato Sal De Riso, che in più ha realizzato per l’occasione la focaccia portafortuna fatta sempre con la pasta del panettone. A lui abbiamo chiesto la differenza con il panettone industriale fornito dalla grande distribuzione, che costa pochi euro?  «La differenza la fa la qualità – ci ha detto – e mentre parla con noi ci fa assaggiare questo profumato prodotto artigianale, che nasce sulla Costa d’Amalfi nel ben noto stabilimento di Tramonti. Alla base di questo prodotto di eccellenza c’è tanto lavoro e tanta inventiva. Non a caso i gusti, come è consuetudine di De Riso, sono i più svariati, dal panettone all’orzo e caffè, che si abbina bene con il liquore “Concerto”, il panettone con la glassa al rosmarino con frutti di bosco al centro e per finire sulla sua tavola imbandita (questa volta solo in esposizione) c’era un trionfo di struffoli, con la forma di alberello di Natale. Per la delizia dei nostri palati abbiamo constatato che tutti sono dolci buoni, belli e intriganti, dove la farina fa la differenza.

Forte di una tradizione gastronomica è il Molino Caputo che nell’occasione ha presentato la farina oro a lunga lievitazione,  frutto di una tecnica di lavorazione nuova che in barba alla tanto vituperata “terra dei fuochi”, saliti alla ribalta nella cronaca nera in questi ultimi tempi, la si può ben definire la “terra dei cuochi”, il cui grido d’allarme è «essere uniti per essere più che mai i numeri uno». E allora che cosa ci manca per primeggiare? Per lo chef pasticciere Sabatino Sirica, che da trentasette anni ha un’ accorsata pasticceria a San Giorgio a Cremano (egli è anche presidente dell’Associazione Pasticcieri Napoletani), bisogna riappropriarsi della propria terra, «abbiamo le persone, abbiamo i prodotti, che vogliamo di più!, l’arte della cucina tira ancora e solo con il sacrificio si può andare avanti, sempre alla ricerca della qualità». E, per i nostri luculliani pranzi natalizi, occorrerà trovare un po’ tutti i dolci della tradizione napoletana compreso le cassatine – raffiolo.

Al “Beluga” dell’hotel Romeo  abbiamo provato sia quelle di Sirica, sia quelle  proposte da Salvatore Gabbiano che nel farcela assaggiare ci fa notare la corposità degli ingredienti, dallo zucchero alla ricotta, rigorosamente di pecora, che è poi l’ingrediente anche delle code di aragosta farcite in bella vista. Tra tanti pasticcieri non poteva mancare una donna. È Stella Ricci della Pasticceria Stella di Montesarchio, che propone i mostaccioli, i roccocò e un alberello natalizio anch’ esso preparato con i mostaccioli. Anche un roccocò diremmo “sui generis” è quello preparato dallo chef executive Salvatore Bianco che ha giocato in casa questa volta coadiuvato dallo chef pasticciere, Carmine Di Donna. Intanto che lo proviamo gustiamo la sua morbidezza, che ci fa molto ricordare un cioccolatino fondente rivisitato, con al suo fianco una mousse di arancia e con sopra una fogliolina d’oro a significare l’eterna dicotomia napoletana sempre in bilico tra la ricchezza dell’oro e la povertà, di cui i film di Totò sono un esempio. Il palato è servito e l’occhio pure…

 Vera De Luca

 

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