Abemus incena…a tavola con Ovidio e Catone

Antipasto di formaggio condito

Ovidio, Fasti, IV

Prendere del formaggio fresco, tagliarlo a dadini o a fette, disporlo su un piatto da portata. Preparare una salsa composta da un trito fine di aglio, ruta, coriandolo, sedano unito a qualche goccia di olio verde. Versare il condimento sul formaggio e servire in tavola.

 

Antipasto di olive verdi

Catone, De agri cultura CXXVI

Prima che diventino scure, si pestino e si mettano a bagno cambiando spesso l’acqua. Quando si saranno macerate, si metano nell’aceto aggiungendo olio e sale.preparare un piatto da portata contenente le olive cosi’ condite unitamente a semi di finocchio

Epityrum di olive (Epityrum album)

Catone, De agri cultura CXXVIII

Togliere il nocciolo alle varie qualita’ di olive scelte, tritarle e aggiungere semi di coriandolo, cumino, finocchio, ruta e menta. Amalgamare delicatamente con olio e aceto, riporre il composto in un vaso avendo cura di versarvi altro olio. Preparare un piatto  da portata con crostini di pane con sopra distribuito l’epityrum, disporre e servire in tavola.

Polta cartaginese ( Pultem punicam)

Catone, De agri cultura 85

Si prenda un libbra (325 gr) di semola e la si metta in acqua in maniera che se ne imbeva e la si versi in una pignatta contenente acqua e 3 libbre (1 kg circa) di formaggio fresco, mezza libbra (160gr) di miele e un uovo. Si faccia cuocere il tutto a fuoco baso avendo cura di mescolare continuamente. Una volta cotto servire in tavola accompagnando la polta con crostini di pane abbrustolito.

 
Globuli (globulos)

Catone, De agri cultura LXXXVIII

In un recipiente mettere formaggio e farina di farro in parti uguali amalgamando e mescolando con cura. Con il composto ottenuto fare tanti piccoli “globi” (palline). In una padella riscaldata versare lo strutto e friggervi i globi in quantita’ tale da rigirarli agevolmente. Una volta cotti e scolati spalmarli di miele. Questo e’ un dolce tipico della cucina campana che va sotto il nome di “struffoli”.

 

E’  un crimine caricare la propria tavola della carne degli animali,  quando si ha un giardino che produce tutti i frutti della terra….

Ovidio, Metamorfosi, XV


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