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L’antica Roma a tavola

dal Garum allo Scapece

Nella storia la possibilità di procurarsi il cibo è sempre stata la misura di ogni avvenimento; la paura di morir di fame ha rappresentato  lo stimolo più potente per ogni essere umano..

Nei manuali di storia sono ben evidenti le guerre, le carestie, le pestilenze, i disastri naturali e quelli provocati; solo la fame rimane nascosta e non riesce mai ad avere lo spazio che si meriterebbe. 

I padroni del cibo dominano sugli affamati e su di loro esercitano il potere di provocare la fame e di soddisfarla.

 

Seneca racconta che fu proprio la paura di morir di fame che spinse Apicio al suicidio, quando, rimasto solo con dieci milioni di sesterzi, ebbe paura di non poter più imbandire quei banchetti per i quali è rimasto famoso nella storia della gastronomia romana antica. Quindi morì per paura di morir di fame.

 

Il De Re Coquinaria di Apicio, così come è arrivato fino a noi, venne notevolmente ampliato nel quarto secolo d.C.

 

Oltre la creazione di piatti fantasiosi che vedono utilizzati soprattutto volatili e selvaggina, nel libro di Apicio, si trovano una quantità incredibile di salse sofisticate addensate, come facciamo oggi, con farina  o fecola; solito prodotto collante che Apicio chiama  amido.

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