Carne, ridurne il consumo è una scelta per la salute

La storia insegna che all’aumento del benessere di una popolazione corrisponde un aumento del consumo di carne. Da sempre la carne è infatti cibo d’élite che costa caro, e solo pochi possono permettersi di mangiarla spesso. Se aumentano le possibilità della gente aumenta quindi la domanda di carne. In Italia oggi il 71,8% della popolazione mangia ormai carne bovina almeno una volta alla settimana e il 79,3% consuma anche carni bianche. Come fare a rispondere a una domanda così alta? La risposta è semplice con l’allevamento intensivo, chiudendo cioè gli animali in spazi ristretti e nutrendoli quasi a forza.

Purtroppo tutto questo ha delle spiacevoli conseguenze per gli animali e anche per l’uomo che li mangia. Le condizioni di vita degli animali negli allevamenti sono, infatti, la causa principale della debolezza degli stessi, debolezza che li espone a malattie alle quali possono sopravvivere solo grazie a continue iniezioni di antibiotico. Lo studio Rischio sanitario degli allevamenti intensivi. Resistenza agli antibiotici e nuove malattie pubblicato dalla LAV, spiega come per produrre 1Kg di carne siano necessari ben 100mg di antibiotico. Questi antibiotici tendono a rimanere nei tessuti degli animali e quindi ad arrivare nel piatto dell’ignaro consumatore. Ogni anno un consumatore medio di carne ingerisce quasi 9 grammi di antibiotici, l’equivalente di 4 terapie antibiotiche tradizionali.Le soluzioni ad una situazione del genere sono due, una individuale legata alle persone e una sistemica. Quella individuale è semplice, mangiare meno carne o non mangiarne proprio, questo eviterebbe di ingerire gli antibiotici sopra citati e avrebbe anche delle piacevoli conseguenze sullo stato psicofisico della persona (in Italia si calcola che il 35,6% della popolazione sia sovrappeso). Quella sistemica ce la spiega Roberta Bartocci biologa e responsabile della LAV settore Vegetarismo: “È indispensabile riconvertire il sistema alimentare attuale verso un sistema ‘sostenibile’ iniziando dal non considerare più gli animali come cibo, né come cibo indispensabile perché così non è: proteine, carboidrati, vitamine, sali minerali e benefici grassi sono ampiamente disponibili nel mondo vegetale”.

La posizione è ovviamente quella di una convinta vegetariana ma ci sono altre motivazioni a sostegno della sua proposta e sono ragioni di buon senso. Studi della FAO dimostrano come a questi ritmi entro il 2050 i consumi mondiali di carne raddoppieranno. Ad oggi la popolazione di animali allevati è già circa 10 volte più grande di quella di esseri umani, si parla di 1.300.000.000 bovini, 1.000.000.000 di suini, 1.700.000.000 di ovini e caprini, ben 52.000.000.000 di avicoli, 900.000.000 milioni di conigli, senza considerare pesci e crostacei. “Raddoppiare questi numeri significa portare al collasso la Terra sotto il profilo ecologico, sanitario ed economico – continua Roberta Bartocci – I cittadini pagheranno sempre di più con la loro salute un metodo di produzione animale altamente rischioso.

 

autore  Andrea Boretti

fonte Terranauta.it

 

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