Etichetta e trasparenza per ridare valore al latte italiano

La filiera italiana del settore lattiero caseario è unica al mondo. Da nessun altra parte 5 miliardi di litri di latte, ogni anno, vengono trasformati in formaggi a denominazione d’origine protetta. E parliamo di grandi formaggi, Grana Padano e Parmigiano Reggiano in testa.

Il sofferto accordo sul prezzo del latte alla stalla raggiunto pochi giorni fa in Lombardia, pur nella consapevolezza di aver fatto tutto quello che si poteva per sostenere il reddito delle imprese di allevamento associate a Coldiretti (compresa una imponente mobilitazione che sarebbe partita qualora non fosse stata raggiunta un’intesa), ci ha insegnato alcune cose importanti.

Innanzitutto che gli allevatori non hanno nessun peso contrattuale, pur in presenza di un buon andamento dei listini all’ingrosso dei grandi formaggi Dop nazionali. Una volta è l’industria di trasformazione, un’altra, più spesso, la grande distribuzione; fatto sta che purtroppo c’è sempre qualcun altro a dettare le regole, qualcun altro che lucra sulla qualità del latte italiano.

Non è poi pensabile che ogni tre o sei mesi si celebri un avvilente rituale che spesso vede gli allevatori presi in giro con offerte irricevibili da parte dell’industria italiana di trasformazione del latte: mezzo centesimo la prima volta, la seconda non si sono presentati nemmeno al tavolo della trattativa, solo per citare due casi recenti.

Occorre infine dare un quadro normativo di  trasparenza al settore incentrato:
– sull’assoluto obbligo sull’origine del latte utilizzato per la trasformazione in yogurt, mozzarelle, latte alimentare, formaggi;

– sull’impossibilità di utilizzare concentrati proteici, polveri di latte o caseine (il formaggio va fatto con il latte senza utilizzare scorciatoie!);

– sulla valorizzazione dei prodotti della tradizione italiana a basso o nullo impatto ambientale da inserire nei capitolati delle mense pubbliche;

– sulla  pubblicazione su siti internet fruibili a tutti i consumatori i flussi di importazione del latte, delle cagliate  e degli altri prodotti agroalimentari, nell’incessante e rigoroso controllo dei prodotti in arrivo nel nostro Paese e in vendita sugli scaffali. Tutte iniziative a costo zero per la pubblica amministrazione, ma con vantaggi rilevanti per le imprese e per i cittadini italiani.

Da tutto questo emerge chiaramente come la strada segnata da Coldiretti per recuperare valore all’impresa di allevamento tramite una filiera  tutta italiana e tutta agricola firmata dagli stessi allevatori, che sempre più sta prendendo forma e consistenza, rimanga come l’unico percorso possibile per dare reddito alle imprese agricole, reddito che attualmente va in tasca ad altri attori della filiera.


fonte coldiretti

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