Trippa alla pennese

“La trippa, cucinata oggi in una salsa densa e succulenta, è il piatto più popolare di Penne anche se nella città vestina si possono gustare tante altre specialità”. Così ha scritto Luigi Braccili nel 1978 nel suo libro Abruzzo in cucina (Didattica Costantini, Pescara) per raccontare una preparazione tipica del territorio vestino in provincia di Pescara. È certamente un piatto unico da gustare con un’abbondante misticanza di aromi come prezzemolo, alloro, mentuccia, maggiorana e peperoncino. La trippa di vitello va preparata lavandola accuratamente almeno cinque volte, tre in acqua calda e due in acqua fredda. Successivamente deve essere tagliata a striscioline e fatta soffriggere in poco olio con il sedano e la cipolla tritati. Quando è ben rosolata, si aggiungono gli aromi, il pomodoro e si diluisce con un po’ d’acqua per cuocere a fuoco lento per circa due ore. A cottura ultimata si può servire con pecorino o con parmigiano grattugiato. Questa specialità gastronomica si accompagna perfettamente a un bicchiere di buon vino Montepulciano o Cerasuolo d’Abruzzo DOC. La trippa alla pennese si diffonde in periodo di forte povertà: si narra che nel XVIII secolo il popolo era solito radunarsi nei pressi dei fondaci dei numerosi palazzi baronali dove, a fine settimana, venivano mattati i vitelli. I signori del posto, destinatari della carne pregiata, ordinavano ai garzoni di lasciare la trippa a coloro che ne avrebbe fatto il principale alimento settimanale.

 

fonte arssa.abruzzo

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