Il raperonzolo

Quando l’inverno sta per cedere il passo alla bella stagione, molti di noi provano spesso un  forte desiderio di uscire all’aperto alla ricerca delle buone erbe selvatiche che crescono un po’ ovunque, nei terreni incolti, nei prati, nei campi e ai margini dei boschi. Queste piantine si dimostrano assai preziose per la nostra salute.
Fra le meno conosciute, ma non per questo da sottovalutare, vi è il raperonzolo (o
raponzolo), un ortaggio selvatico commestibile che, dopo aver messo a disposizione del
contadino le sue foglie e i suoi fiori, gli regala generosamente anche la sua radice. Proprio per questo motivo, in alcune regioni poco fertili,  è chiamato anche “ortaggio dei poveri”.
il Raperonzolo è una pianta  erbacea appartenente alla famiglia delle Campanule, che cresce spontaneamente sulle colline forlivesi, ai bordi delle strade di campagna.
Si riconosce dai lunghi fusti sottili, che possono raggiungere anche il metro di altezza, dai fiori violacei e dalla radice bianca e carnosa,  una sorta di  “piccola rapa” che,  grazie all’alto contenuto di inulina,  ha un sapore dolce e gradevole.
Difficilissimo e raro da rintracciare, si raccoglie prevalentemente nel periodo estivo (le radici in settembre).
Ogni anno  a San Giovanni di Galilea, frazione di Borghi (FC) in occasione dell’ottava di Pasqua si tiene la tradizionale Sagra del Raperonzolo.
 
A tavola
Nell’area compresa tra Forlì e Cesena il Raperonzolo si gusta crudo, condito con sale e olio extravergine di  oliva, accompagnato con la piada, oppure sminuzzato, viene usato per aromatizzare frittatine e i piatti più diversi. 
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