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a tavola con..

a tavola con .. Giovanni Pascoli

Della passione profana del poeta, che non disdegnava qualche buon manicaretto, specie se preparato dalla sorella Mariù, abile cuoca, ci rimane un poemetto giovanile, ed è una gara sui risotti, in punta di rima in cui l’amico Augusto Guido Bianchi  gli parlava di risotto alla milanese a cui Pascoli rispose con un’ode al risotto romagnolo.

 

Risotto romagnolesco di Giovanni Pascoli

Amico, ho letto il tuo risotto in…ai!

È buono assai, soltanto un po’ futuro

 con quei tuoi “ tu farai, vorrai, saprai”

Questo, del mio paese, è più sicuro

perche’ presente. Ella ha tritato un poco

 di cipollina in un tegame puro.

V’ha messo il burro dal color di croco

e zafferano, (è di Milano!) a lungo

 quindi ha lasciato il suo cibrèo sul fuoco.

Tu mi dirai: “Burro e cipolle?”. Aggiungo

 che v’era anche qualche fegatino

di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.

Che buon odore veniva dal camino!

Io già sentiva un poco di ristoro

Dopo il mio greco, dopo il mio latino!

Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;

ha lasciato covar chiotto chiotto

in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.

Soltanto allora ella v’ha dentro cotto

Il riso crudo, come dici tu.

Già suona mezzogiorno…ecco il risotto

Romagnolesco che mi fa Mariù.


 

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